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Curare con trattamenti aggressivi come la chirurgia o la radioterapia gli uomini anziani con un carcinoma prostatico in stadio iniziale che hanno anche altri gravi problemi di salute non aiuta a prolungare la sopravvivenza e può essere dannoso e peggiorare la qualità di vita. A evidenziarlo è uno studio osservazionale retrospettivo di un gruppo americano pubblicato online su Cancer.

“L'argomento a favore di una gestione non aggressiva negli uomini anziani si è basato finora su una logica di buon senso, secondo la quale questi pazienti, gravati da più comorbidità rispetto ai più giovani, hanno maggiori probabilità di morire per altre cause che non per un cancro alla prostata a rischio basso o moderato" ha affermato l’autore principale dello studio Timothy J. Daskivich, dell'University of California di Los Angeles. “Era semplicemente un scelta intelligente quella di non sottoporre questi pazienti a una terapia aggressiva, che ha effetti collaterali potenzialmente dannosi. Ora, invece, possiamo anche dire che per i pazienti con uno score del Charlson Comorbidity Index (CCI) pari a 3, o più elevato, un trattamento aggressivo è effettivamente inefficace e speriamo che i nostri risultati aiutino medici e pazienti a prendere decisioni terapeutiche migliori”. Per il loro studio, Daskiviche i colleghi hanno selezionato oltre 140.500 uomini al di sopra dei 66 anni ai quali era stato diagnosticato un cancro alla prostata in stadio precoce tra il 1991 e il 2007 nel database Medicare Surveillance, Epidemiology and End Results (SEER).I pazienti con più comorbidità importanti, come una storia di infarto, una broncopneumopatia ostruttiva cronica ( BPCO) e il diabete, non hanno mostrato una sopravvivenza superiore dopo essere stati sottoposti a una terapia aggressiva rispetto a quelli che non hanno fatto alcun trattamento. Inoltre, questi uomini erano a rischio di effetti collaterali come impotenza, incontinenza urinaria e problemi intestinali che possono derivare dalla chirurgia e dalla terapia radiante.Per valutare lo stato di salute dei pazienti, i ricercatori hanno usato il CCI. Quest’indice è utilizzato per predire la mortalità a 10 anni di un paziente che potrebbe avere un insieme di altre comorbidità. A titolo di esempio, un paziente con un tumore alla prostata affetto anche da diabete può avere uno score pari a 1, mentre uno che abbia diverse altre comorbidità o comorbidità più gravi potrebbe totalizzare un punteggio pari a 3 o anche superiore. Dopo aver seguito i pazienti per 15 anni dopo la diagnosi, Daskivich e gli altri ricercatori hanno scoperto che i malati di cancro alla prostata con un punteggio del CCI di 0, 1 o 2 trattati in modo aggressivo con la chirurgia o la radioterapia avevano un minor rischio di morire a causa del tumore alla prostata rispetto a quelli non sottoposti ad alcun trattamento. Tuttavia, questa riduzione del rischio con un trattamento aggressivo non si è osservata negli uomini con punteggi pari a 3 o superiori, perché questi uomini non vivono abbastanza a lungo per trarre beneficio dalla terapia e anno più probabilità di morire di qualcosa d'altro. "In passato, ci siamo basati sulla tesi di fondo che gli uomini più anziani e più malati hanno molte più probabilità di morire per ragioni diverse che non il cancro alla prostata, per cui esporli a un trattamento aggressivo e ai suoi effetti collaterali invalidanti è un azzardo" ha aggiunto il ricercatore. "Ora abbiamo dimostrato che un trattamento aggressivo di questi uomini è inefficace ai fini di un prolungamento della sopravvivenza”. "Questi risultati saranno i medici che devono consigliare questi uomini sull’opportunità di fare o meno la terapia potranno ora beneficiare di questi risultati" ha detto l’autore. "Le linee guida suggeriscono che gli uomini con un’aspettativa di vita inferiore ai 10 anni non dovrebbero essere trattati in modo aggressivo, ma l'aspettativa di vita è difficile da misurare con precisione. I nostri dati, invece, definiscono chiaramente un sottogruppo di pazienti che dovrebbero evitare terapie che potrebbero causare loro problemi che ancora non hanno" ha aggiunto Daskivich. "Un trattamento aggressivo nei pazienti con svariate comorbidità importanti li espone a rischi inutili per la salute oltre a pesare sulle casse del sistema sanitario" scrivono i ricercatori nella discussione. "Dato che tutti i trattamenti locali aggressivi per il cancro alla prostata sono gravati da possibili effetti collaterali in grado di influire in modo sostanziale sulla qualità della vita, un trattamento aggressivo, in uomini che difficilmente ne beneficeranno, spesso crea ulteriori problemi di salute - impotenza, incontinenza urinaria, disfunzione intestinale - senza raggiungere l'obiettivo principal, cioè aumentare la sopravvivenza correlata al cancro.

Bibliografia: T.J. Daskivich, et al. Comparative effectiveness of aggressive versus nonaggressive treatment among men with early-stage prostate cancer and differing comorbid disease burdens at diagnosis.Cancer 2014; doi: 10.1002/cncr.28757.

Categoria: News