La carica degli ultranovantenni

Tre. Sono triplicati gli over 90 statunitensi negli ultrimi trent'anni, passando da 720.000 del 1980 agli attuali 1,9 milioni. Questo è quanto mostra l'ultimo rapporto firmato dallo US Census Bureau, appena reso noto, intitolato: "90+ in the United States: 2006-2008" e redatto in base ai dati dell'ultimo censimento effettuato, il 2006-2008 American Community Survey.

Secondo le stime, inoltre, il loro numero salirà a oltre nove milioni nel 2050, con ripercussioni enormi su tutto il sistema sociale. Gli ultranovantenni infatti godono più a lungo della pensione, richiedono più assistenza sociosanitaria e cure, e i sistemi attuali non sono preparati a gestire numeri così grandi.Tra l'altro, una persona che oggi ha novant'anni in media ne vive almeno altri cinque e una che taglia il traguardo del secolo - sempre secondo lo studio - ne vive almeno altri 2,3.Tutto ciò dovrebbe indurre un primo significativo cambiamneto: gli ultravecchi (chiamati oldest-old) non dovrebbero più essere gli over 85, ma coloro appunto che superano i 90 anni. Questo perché tra le due fasce d'età esistono differenze significative: per esempio, tra gli 85 e gli 89 anni la percentuale di persone che ha una disabilità è in media pari al 69 per cento, ma dopo i novanta (tra i 90 e i 94) sale all'83 per cento. Un altro dato emerge poi con chiarezza dallo studio: l'importanza dell'istruzione. I bianchi con diploma sono infatti in netta maggioramza tra gli over 90, e questo perché chi studia di più (in America i bianchi) è più informato sulla salute, sulla prevenzione, sui controlli, e tende in genere a vivere di più e meglio. Altro dato non inatteso è la grande prevalenza di donne dopo i novant'anni, in genere più attente alla salute: sono circa il triplo degli uomini, e nell'80 per cento dei casi sono vedove, mentre tra gli ultranovantenni maschi il 40 per cento può ancora contare sul supporto della moglie.

Fonte: http://www.census.gov/newsroom/releases/archives/aging_population/cb11-194.html