Via libera al minitrapianto per gli over 65

35 e 32 per cento. Sono paragonabili in tutte le età i tassi di sopravvivenza globale e di sopravvivenza libera da malattia ottenibili con il minitrapianto allogenico, e la procedura dovrebbe quindi essere proposta a tutti coloro che hanno un tumore del sangue o una malattia che la giustifichi.

Questa la conclusione di un importante studio pubblicato su JAMA e condotto in 18 centri statunitensi ed europei su 372 pazienti affetti da diversi tumori ematologici e altri disturbi e appartenenti a tre fasce d'età: 60-64, 65-69 e 70-75 anni. Come riferito, infatti, non emergono differenze statisticamente significative in tutti i principali parametri compresi la graft versus host disease, che scompare entro cinque anni in due terzi di coloro che la sviluppano. Naturalmente, molto dipende dal tipo di malattia e dalle comorbidità, come conferma il fatto che la sopravvivenza varia dal 69 al 23 per cento a seconda appunto della situazione, ma il messaggio è chiaro: l'intervento è sicuro e può essere efficace. Il minitrapianto allogenico (praticato secondo il protocollo detto di Seattle), non richiedendo una radioterapia total body né una chemioterapia aggressiva né un ricovero in condizioni controllate, si candida a un ruolo di grande significato nel trattamento di tutta una serie di patologie legate all'età e per questo in continuo aumento (secondo le stime del 77 per cento nei prossimi vent'anni).

Fonte: Sorror M et al. Long-term Outcomes Among Older Patients Following Nonmyeloablative Conditioning and Allogeneic Hematopoietic Cell Transplantation for Advanced Hematologic Malignancies. JAMA. 2011;306(17):1918-1920.doi:10.1001/jama.2011.1612.